audizione della Confsal sul bilancio regionale

Pubblicato da Elia Pili
11/01/2022

Saluto il Presidente e la commissione, ringrazio per l’invito
La legge di bilancio Regionale è sicuramente molto impegnativa, da una lettura piuttosto veloce si evince che giustamente la maggior attenzione, dal punto di vista economico, è rivolta alla sanità che assorbe il 45% della disponibilità finanziaria, come è stata anche negli anni precedenti.
La Pandemia ha amplificato le difficoltà già esistenti, mettendo a fuoco molti deficit, per questo credo sia necessario un ripensamento sull’organizzazione sanitaria nella Regione. Urge un programma sanitario che possa dare risposte a tutta la popolazione anche a quella che, nonostante le difficoltà ha avuto il coraggio di continuare ad operare nelle zone interne.
Oggi ci rendiamo conto del dramma che vive la popolazione dell’interno, mancano i presidi sanitari, mancano i medici, per qualunque necessità è necessario rivolgersi ai presìdi della città con enorme difficoltà e spesso con rischi per la vita, a causa della lontananza.
Uno dei motivi è certamente la decisione, giustamente criticata da tanti, di istituire il numero chiuso all’università. Ciò ha portato a questa situazione assurda di mancanza di figure professionali essenziali, che a sua volta provocano mancanza di lavoro. La Regione faccia valere la sua autonomia, abbia il coraggio di abolire il numero chiuso nelle facoltà, altrimenti ci troveremo senza importanti professionalità nel futuro.
All’at. 5 si parla dei contributi alle aziende, sicuramente un buon funzionamento dei CONFIDI da sostegno alle imprese nella fase di accesso al credito. Ma in una fase di grande difficolta dovuta agli effetti della pandemia, sommata ai problemi endemici del settore, l’agevolare l’accesso al credito non risolve i problemi, anzi per talune aziende potrebbe essere un boomerang. Servirebbero interventi mirati a creare quel substrato (burocratico, sociale, culturale) che consenta ad una impresa la nascita, la crescita ed il rafforzamento. Non è con contributi a fondo perduto (40% od altro) che una impresa possa superare la crisi e rafforzarsi. È necessario che siano adottate politiche di medio lungo periodo affinché si crei e si rafforzi la cultura d’impresa:
• Snellimento burocratico
• Semplificazione degli adempimenti
• Organismi di vigilanza e controllo che supportino in termini di prevenzione l’azione dell’imprenditore
Sarebbe il caso di far anche decollare gli enti bilaterali, come succede nelle altre regioni, si potrebbe utilizzare sinergicamente la leva della formazione attraverso Formazienda per aprire ad altre possibilità e ad altri scenari aziende decotte, che viaggiano su binari morti, in modo che le aziende da trainate, diventino trainanti.
E’ il caso di collegare il tutto all’art. 10 e 11 che trattano dello spopolamento, fenomeno irreversibile, non solo per motivi economici, ma anche culturali. Fa bene la Regione a prevedere contributi che alleviano le problematicità di chi lavora nel centro Sardegna, ma se il lavoro manca, potranno i giovani avere la forza di rimanere nei nostri paesi senza servizi? I Servizi non solo portano lavoro, ma portano anche abitanti, che a sua volta generano lavoro. (
Vedo con piacere che c’è da parte della giunta una certa attenzione nei confronti della famiglia che purtroppo è in via di disfacimento e, senza famiglia non ci sarà più una società sana. Sono convinto che sia una questione culturale, più che economica avere o no figli, ma almeno chi ha difficoltà economiche, con l’intervento regionale potrà affrontarle meglio la creazione di una famiglia.
Noto che l’agricoltura sia stata presa in giusta considerazione nel bilancio, in particolare la preservazione genetica di essenze importanti, ma mi pare che il legislatore non abbia posto attenzione per quanto riguarda lo studio e il miglioramento genetico degli animali che in Sardegna hanno una grande rilevanza. Non credo si possa e si voglia ravvivare l’economia mantenendo quegli obiettivi raggiunti nel secolo scorso. Non vedo attenzione verso il miglioramento genetico ovino per conservare quel primato raggiunto dai precursori che, senza aiuto e collaborazione del pubblico hanno portata avanti le innovazioni, quali il miglioramento genetico degli ovini che oggi sono un punto di forza dell’economia sarda.
Vorrei fare ancora un’osservazione sull’itticoltura, che mi sembra un po’ dimenticata dalla Regione nonostante ci siano nell’isola grandi possibilità nell’allevamento di varie specie. Dobbiamo considerare che la pesca a mare sta diminuendo e continuerà a diminuire per l’eccessivo sfruttamento, che la dieta mondiale sta molto rivalutando i prodotti ittici, per cui mi sarei aspettato maggior attenzione nei confronti dell’itticoltura sia a mare che e negli stagni di cui la Sardegna è ricca e un miglioramento dei protocolli delle filiere della produzione ittica, di questo mi pare che non si accenni nel bilancio.

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