A cura della redazione di Sardegna News
https://www.costaparadisonews.
Accanto al lavoro dell’Avv. Salvatore Pinna di Valledoria occorre riconoscere il ruolo svolto dal Dott. Vincenzo Gerardo Di Rosa, Segretario Generale Regionale della CONFSAL FESICA Sicurezza, dal Dott. Francesco Pillitu e dal consigliere regionale Dott. Michele Ciusa, che hanno contribuito ciascuno, con responsabilità diverse ma complementari, a mantenere aperto un tavolo di confronto su una riforma attesa da decenni.
Da una parte vi è stato il contributo tecnico dell’Avv. Salvatore Pinna di Valledoria, fondatore della Compagnia Barracellare di Valledoria e protagonista di oltre diciotto anni di esperienza come Capitano barracellare. Dall’altra vi è stata l’azione sindacale e istituzionale di Vincenzo Gerardo Di Rosa e Francesco Pillitu, che hanno portato
le istanze del comparto ai tavoli regionali, e la disponibilità politica del consigliere regionale Michele Ciusa, che ha trasformato tali istanze in un concreto percorso legislativo.
Sono fatti. Non opinioni.
Per questo motivo appare sorprendente che proprio nel momento in cui il percorso di riforma sta finalmente trovando uno sbocco istituzionale emergano attacchi personali e tentativi di delegittimazione rivolti a chi, da anni, lavora per raggiungere il medesimo obiettivo: il superamento di una normativa unanimemente considerata superata.
Anche il recente Coordinamento Operativo Regionale dei Barracelli, costituito soltanto nel 2026, ha infatti dichiarato pubblicamente la necessità di superare la legge regionale n. 25 del 1988 e ha espresso apprezzamento verso i consiglieri regionali promotori della riforma.
È proprio qui che emerge una evidente contraddizione.
Gli stessi soggetti che oggi criticano alcuni protagonisti del processo riformatore riconoscono pubblicamente la necessità del cambiamento, sostengono l’esigenza di aggiornare il quadro normativo e salutano favorevolmente l’avvio dell’iter legislativo.
Se tutti concordano sulla necessità della riforma, allora il confronto dovrebbe concentrarsi esclusivamente sui contenuti e sulle proposte migliorative, non sulle persone.
C’è poi un altro aspetto che merita attenzione.
Il Coordinamento Operativo Regionale dei Barracelli utilizza una denominazione che richiama una dimensione regionale. Tuttavia, dalle informazioni pubblicamente disponibili emerge che lo stesso Coordinamento è nato come iniziativa promossa dai propri fondatori per colmare un vuoto organizzativo e che tale percorso, secondo le loro stesse dichiarazioni, “non è ancora formalizzato dalla Regione”.
Una domanda appare quindi legittima: il termine “Regionale” corrisponde a un riconoscimento istituzionale formale oppure rappresenta una definizione scelta autonomamente dai promotori?
Parimenti, meriterebbe un chiarimento oggettivo anche il tema della rappresentatività effettiva. Alcuni comunicati riconducibili al Coordinamento parlano “grandi numeri di compagnie aderenti”, ma che allo stato attuale risultano provenire dagli stessi comunicati dell’organizzazione e che sarebbe utile vedere confermati attraverso dati ufficiali e verificabili.
Anche sul tema dell’età operativa del Barracello, il dibattito merita maggiore equilibrio.
In alcuni interventi polemici è stato sostenuto che il modello dei Mossos d’Esquadra prevede il congedo a 65 anni e che ciò smentirebbe le proposte avanzate dal comparto tecnico guidato dall’Avv. Salvatore Pinna di Valledoria.
In realtà accade esattamente il contrario.
L’ispirazione ai modelli europei non significa mantenere personale
ultrasessantacinquenne nelle attività operative più gravose. Lo stesso principio richiamato nei Mossos conferma l’esigenza di tutelare gli operatori giunti a una determinata età. La proposta avanzata dal comparto tecnico CONFSAL FESICA
Sicurezza non punta infatti a imporre servizi operativi sul campo oltre i limiti
fisiologici dell’età, ma a valorizzare l’esperienza accumulata attraverso ruoli di riserva, funzioni onorifiche, attività di formazione, tutoraggio e supporto, secondo modelli già presenti nelle Forze Armate e nei corpi di polizia moderni.
Per questa ragione la discussione non dovrebbe essere ridotta allo slogan “oltre i 65 anni sì oppure no”.
La vera domanda è un’altra:
l’esperienza maturata in decenni di servizio deve essere dispersa oppure messa al servizio delle nuove generazioni?
Infine, vi è un elemento che i lettori più attenti hanno già colto.
Da una parte troviamo comunicati istituzionali, elaborazioni tecniche, documenti normativi e confronto costante con le istituzioni regionali.
Dall’altra emergono spesso comunicazioni caratterizzate da ironie, attacchi personali, delegittimazioni e toni aggressivi.
La differenza non la stabiliranno le polemiche.









